Semi, cibo e salute: esperienze internazionali

Il cambiamento climatico è un fatto generalmente accettato ed è assai probabile che in molti paesi la frequenza e l’intensità degli anni caldi e siccitosi vada aumentando così come la variabilità del clima. Questi cambiamenti avranno profondi effetti sui sistemi agricoli e alimentari.

La diminuzione della biodiversità i cambiamenti climatici e la fame nel mondo sono tre dei problemi globali più frequentemente dibattuti: i tre problemi sono spesso discussi e affrontati separatamente mentre sono tre aspetti diversi dello stesso problema e quindi dovrebbero essere affrontati congiuntamente. Questo articolo descrive come sia possibile affrontare queste questioni organizzando la ricerca agricola in modo partecipativo.

I rischi di un’agricoltura intensiva

L’agricoltura moderna nei paesi sviluppati, ma non solo in quelli, si è basata sulla monocoltura e sulla uniformità: a fronte di un numero di specie vegetali che vivono sul pianeta, stimato intorno a 250.000, delle quali circa 50.000 commestibili, noi ne consumiamo solo circa 250, ma il 90% delle calorie che ingeriamo proviene soltanto da 15 specie e il 60% delle calorie solo da tre (frumento, riso e mais). In queste ultime tre colture il miglioramento genetico ha ridotto drasticamente la variabilità genetica sia tra, che entro varietà.

Il Controllo del seme

Ad aggravare la situazione, vi è stata una progressiva concentrazione del controllo del seme delle colture più importanti, relativamente, in poche mani: dati del 2008 – ma oggi se la situazione è cambiata, lo è in peggio – indicano che 10 ditte controllano il 67% del mercato mondiale del seme, e di queste solo quattro ne controllano il 49%: le stesse quattro che controllano anche il 53% del mercato mondiale dei pesticidi. Poiché ci sono indicazioni sempre più frequenti del rapporto tra dieta e malattie nell’uomo, chi controlla il mercato del seme finisce per controllare anche la nostra salute. Infine, gran parte dei programmi di miglioramento genetico sono diventati privati con il risultato che, non solo stiamo perdendo la diversità ma, stiamo perdendo anche il sapere contadino accumulato in migliaia di anni modificando le piante (sono stati loro a sfruttare i cambiamenti dei tipi selvatici che hanno portato alle colture che conosciamo oggi), portandosele dietro nelle loro migrazioni e favorendo il loro adattamento a climi, terreni e usi diversi.

Mettere gli agricoltori al centro della ricerca attraverso schemi di ricerca partecipata quali il miglioramento genetico partecipativo

Le Banche del Seme

Molte organizzazioni internazionali riconoscono il valore della agro-biodiversità per il futuro dell’umanità e promuovono la conservazione delle vecchie varietà locali e dei progenitori selvatici delle nostre colture in banche del seme (dove i semi possono essere conservati per tempi molto lunghi). Queste banche del seme sono indispensabili come ultima spiaggia nel caso di disastri naturali ma, hanno il difetto di congelare, insieme al seme, anche l’evoluzione. La ricerca partecipativa in generale e il miglioramento genetico partecipativo (PPB) in particolare sono considerati tipi di ricerca e di miglioramento genetico capaci di aumentare la quantità di alimenti (umani e animali) a livello aziendale senza diminuire, ma anzi aumentando la agro-biodiversità. Sfruttando il vantaggio (dimostrato sperimentalmente) della selezione diretta nell’ambiente dove le future varietà verranno coltivate (inclusi i sistemi a bassi input e organici) combinata con la partecipazione degli agricoltori (uomini e donne) in tutte le decisioni piú importanti, il PPB pone gli agricoltori al centro dell’intero processo di sviluppo di nuove varietà (compresa la produzione di seme) e in generale di nuove tecnologie. Il miglioramento genetico partecipativo ha avuto successo nell’aumentare le produzioni particolarmente in zone marginali e le analisi economiche del rapporto tra costi e benefici, che abbiamo condotto in Siria e Giordania, hanno dimostrato un notevole vantaggio del PPB sul miglioramento genetico convenzionale. La maggiore differenza tra PPB e miglioramento genetico convenzionale consiste nel fatto che il secondo è un processo in cui le priorità, gli obiettivi e le metodologie vengono decisi da uno o piú ricercatori senza alcuna partecipazione degli agricoltori. Al contrario, il PPB dà uguale importanza alle opinioni degli agricoltori e dei ricercatori.

 

L’agricoltore: il “custode” dei semi

Fin dall’inizio dell’agricoltura e fino alla riscoperta delle leggi di Mendel e l’inizio del miglioramento genetico “scientifico”, gli agricoltori hanno seminato, raccolto, conservato e scambiato semi, modificando continuamente le loro colture, portandosele con se durante le migrazioni e favorendone l’adattamento a nuovi suoli, climi e usi (le vecchie varietà locali si sono formate in questo modo), dando da mangiare a se stessi e al resto della società. Nel fare tutto ciò gli agricoltori hanno accumulato una quantità immensa di conoscenze (il sapere contadino). All’inizio del secolo scorso, il miglioramento genetico passó gradualmente dalle mani degli agricoltori a quelle dei ricercatori con la conseguenza che ciò che fino ad allora era stato fatto da moltissimi agricoltori in moltissimi posti diversi cominciò ad essere fatto relativamente da pochi ricercatori in pochi posti (i centri di ricerca). Ciò accadde senza tener conto alcuno (con qualche rara eccezione) del sapere contadino accumulato durante millenni. Alcune delle differenze tra il sapere contadino e la scienza sono probabilmente dipese da questo. La prima differenza consiste nel fatto che il sapere contadino è basato su osservazioni ripetute nel tempo mentre la scienza moderna è basata su osservazioni ripetute nello spazio (ripetizioni o replicazioni). Una seconda differenza è il modo in cui i due tipi di conoscenze vengono trasmesse: il sapere contadino viene di solito trasmesso in modo informale, spesso oralmente mentre la scienza moderna viene trasmessa per iscritto e in un modo molto formale. Quindi è spesso difficile per i ricercatori cercare di acquisire il sapere contadino usando le forme di comunicazione tipiche della scienza moderna. Il risultato è che il sapere contadino è stato spesso ignorato dalla scienza moderna, in generale, e dal miglioramento genetico, in particolare.

Il miglioramento genetico partecipativo

Nell’implementare un programma di miglioramento genetico partecipativo è bene precisare che non ci sono modelli fissi. Per la stessa coltura e perfino per lo stesso paese possono essere necessari modelli diversi soprattuto in relazione alla struttura genetica delle varietà da produrre; un altro fattore da considerare è se e come gli agricoltori erano soliti utilizzare la diversità genetica prima di venire coinvolti nel miglioramento genetico partecipativo. Un modello particolarmente utile nelle specie autogame (frumento, riso orzo, lenticchia, cece, fagiolo, molte specie arboree) prevede che i ricercatori generino variabilità genetica (sopratutto attraverso incroci, generalmente tra vecchie varietà locali, tra varietà locali e moderne e anche con i progenitori selvatici nelle specie in cui questi sono disponibili). Le prime generazioni vengono seminate nella stazione sperimentale semplicemente per avere abbastanza seme per organizzare gli esperimenti nei campi degli agricoltori. Quando il materiale genetico viene coltivato nei campi degli agricoltori, i ricercatori misurano (ma qualche volta – per esempio in Iran – lo fanno gli stessi agricoltori) caratteristiche importanti per gli agricoltori e conducono l’analisi dei dati. Gli agricoltori valutano, in forma numerica, ogni singola linea o popolazione nell’esperimento, decidono quali linee selezionare e quali scartare, decidono quali linee meritano di diventare varietà, danno loro un nome, e producono e distribuiscono il seme delle varietà selezionate.

Le tecniche del miglioramento genetico partecipativo

Il programma nei campi degli agricoltori include 4 stadi come molti programmi
di miglioramento genetico convenzionale. Nel primo stadio vengono valutate, a seconda del paese e della coltura, da 50 a 170 tra linee e popolazioni. Quando vi è una larga diversità nella coltura e quando gli agricoltori in diverse località hanno preferenze diverse, il primo stadio comprende
materiali genetici diversi nei diversi villaggi di uno stesso paese. Quindi, il numero totale di nuovi materiali genetici valutati nel primo stadio, in uno stesso paese, puó essere molto grande – per esempio in Siria arriva a 400 linee o popolazioni geneticamente diverse valutate ogni anno.
Gli stadi successivi (2, 3 e 4) sono costituiti dai materiali genetici selezionati nel primo stadio, nel secondo e nel terzo dell’anno precedente. Il processo di selezione comprende una selezione visuale condotta in campo prima della raccolta ed espressa numericamente da un gruppo (il numero varia da 6-7 a 15-20) di agricoltori (sia uomini che donne) e una seconda selezione, sempre condotta dagli agricoltori, questa volta basata sui risultati dell’analisi statistica dei dati raccolti. La metodologia usata sia nel condurre gli esperimenti di campo sia nell’analisi statistica è quella usata dai programmi di miglioramento genetico piú avanzati. Quindi il PPB produce dati la cui quantità e
qualità spesso supera quella dei dati generati da molti programmi di miglioramento
genetico convenzionale. In aggiunta, questi esperimenti di campo producono informazioni preziose sulle preferenze degli agricoltori che mancano nei programmi convenzionali.
Un aspetto chiave di questo modello di miglioramento genetico partecipativo è che, una volta implementato, le linee selezionate alla fine di ogni ciclo vengono utilizzate come genitori in un nuovo ciclo di ricombinazione e selezione, esattamente nello stesso modo in cui avviene nel miglioramento convenzionale. La differenza è che queste linee sono state selezionate dagli agricoltori e possono essere diverse in ogni località. Questo aspetto ha un enorme effetto sugli agricoltori perchè essi si accorgono che i ricercatori prendono sul serio le loro decisioni e così gli agricoltori finiscono per considerare questi programmi come i “loro” programmi. Questo aspetto ciclico ha effetto non solo sulla diversità nello spazio (varietà diverse in diverse località) ma anche sulla diversità nel tempo dovuta al rapido turn-over delle varietà.

Il miglioramento genetico evolutivo

Piú recentemente abbiamo adottato il concetto di miglioramento evolutivo che si basa su popolazioni con una larga variabilità genetica, che possono essere utilizzate direttamente dagli agricoltori in tanti ambienti diversi e condizioni agronomiche diverse: ció consente alle popolazioni di evolvere e gradualmente adattarsi ad una molteplicità di condizioni. È come mettere nelle mani degli agricoltori una banca del germoplasma di una particolare coltura in evoluzione. Un vantaggio importante del miglioramento genetico evolutivo è la sua semplicità e il suo enorme potenziale di adattare le colture
– qualsiasi coltura – ai cambiamenti climatici e a tutti i cambiamenti agronomici che possono essere introdotti in futuro. In assenza di programmi di miglioramento genetico specifici per l’ agricoltura biologica il miglioramento genetico evolutivo puó generare varietà che consentano finalmente di accertare il potenziale dell’agricoltura biologica.

Conclusioni

I programmi di miglioramento genetico possono essere organizzati in modo da combinare scienza moderna con sapere contadino. La ricerca partecipativa condotta con diverse colture in diversi paesi indica che gli agricoltori sono dei partners straordinari sempre pronti a condividere il loro sapere con
i ricercatori e che la qualità della partecipazione non dipende dalla razza, dalgenere, dalla religione o dal grado di scolarizzazione.
Il miglioramento genetico, che combina partecipazione ed evoluzione, aumenta sia le produzioni agricole che la agro-biodiversità, incoraggia l’uso delle vecchie varietà locali e dei progenitori selvatici che possono ancora contribuire geni utili, consente alle colture di continuare ad evolversi direttamente nelle mani degli agricoltori, rappresenta quindi un metodo molto dinamico per adattare progressivamente le colture ai cambiamenti climatici e può migliorare la qualità del cibo.

Mio articolo per LA BIODIVERSITÀ DELLE COLTURE PUGLIESI

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