A proposito di OGM bisognerebbe anche dire che…….

Geni estranei sono stati introdotti per la prima volta con successo nelle piante 30 anni fa (1). Da allora, le colture geneticamente modificate (GM) hanno promesso di creare una seconda rivoluzione verde: una dovizia di cibi nutrienti, carburanti e fibre che potrebbero fornire cibo a chi ne ha bisogno, generare profitti per gli agricoltori e promuovere un ambiente più verde (2).

Per alcuni, questa rivoluzione è giá arrivata: uno degli argomenti più usati da costoro è che le colture geneticamente modificate contenenti caratteristiche utili coprono attualmente circa 180 milioni di ettari in almeno 28 paesi. Di questi, 152 milioni di ettari sono coltivati in 5 paesi: Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile e India; in Cina, che è il sesto paese, si coltivano 4 milioni di ettari (3).

Ma per molti altri, le colture GM sono state un fallimento. Gli argomenti utilizzati da costoro sono l’assenza o la modestia degli aumenti produttivi (4, 5), l’ evoluzione della resistenza dei parassiti (ad esempio la resistenza all’erbicida roundup di una infestante del cotone GM negli Stati Uniti (6), l’evoluzione della resistenza della diabrotica al mais GM (7), e l’aumento degli insetti non-target (ad esempio l’infestazione diffusa di Miridi in Cina dopo l’introduzione del cotone GM (8)).

Il dibattito tra i due gruppi è molto acceso (9). Coloro che sono contro gli OGM (soprattutto, ma non solo, attivisti) hanno concentrato il dibattito principalmente sulla sicurezza degli alimenti derivati da colture GM e sulla contaminazione genetica. Da un lato entrambi i problemi rappresentano preoccupazioni probabilmente fondate e sicuramente legittime, ma dall’altro sono argomenti deboli da usare in un dibattito.

Il primo è un argomento debole, perché 1) non è facile dimostrare scientificamente che il cibo derivato da colture GM rappresenti un rischio, come dimostra la polemica suscitata dal lavoro di Seralini (10), e 2) ci si chiede perché lo stesso argomento non venga usato con la stessa passione e copertura mediatica contro il cibo prodotto da colture trattate con antiparassitari che sono, al di là di ogni ragionevole dubbio, tra le sostanze chimiche più pericolose in circolazione oggi (vedi il numero speciale della rivista Science sui pesticidi (http://www.sciencemag.org/site/speciali/pesticidi/index.xhtml).

Anche il secondo è un argomento debole per lo stesso motivo di cui al punto 1) sopra, e perché la contaminazione genetica, in particolare nelle specie a impollinazione incrociata come il mais è sempre possibile, anche se la contaminazione genetica di una varietà locale di mais da parte di un mais GM non è certo la stessa cosa della contaminazione genetica di una varietà locale di mais da un mais ibrido seminato da un vicino.

Soluzioni temporanee

La principale e indiscutibile debolezza degli OGM, che è la stessa debolezza delle varietà prodotte con metodi convenzionali e che portano un singolo gene di resistenza ad un parassita specifico (malattia, insetto o infestante), è che essi ignorano un principio biologico fondamentale. Per spiegare questo principio dobbiamo ricordare due cose. In primo luogo, che i funghi che causano malattie, gli insetti che mangiano le nostre colture e le infestanti che con loro competono, sono tutti organismi viventi e, come tali, sono variabili, si riproducono, mutano, e si evolvono per adattarsi a nuove condizioni, come formalizzato nel Teorema Fondamentale della Selezione Naturale (FTNS) (11). In secondo luogo, per crescere e riprodursi essi hanno bisogno di un ospite (questo è vero soprattutto per i funghi che causano malattie e per gli insetti, ma anche per alcune infestanti, le cosiddette infestanti parassite); l’ospite é la pianta (o più in generale l’organismo che attaccano). Se tale organismo è completamente resistente, essi muoiono. Muoiono?  No, perché sono variabili, e le rare mutazioni spontanee che rendono i parassiti capaci di attaccare l’ospite avvengono continuamente, e consentono agli individui portatori di queste mutazioni di sopravvivere. In assenza dell’ospite resistente, questi individui non hanno alcun vantaggio specifico – infatti la scienza ci dice che in realtà hanno qualche svantaggio (12). Ma, se all’improvviso, come accade con le varietà uniformi che sono ora prevalentemente coltivate nell’ agricoltura moderna, una varietà nuova, geneticamente uniforme e resistente, sia essa GM o convenzionale, viene coltivata, questi individui diventano improvvisamente i soli in grado di riprodursi, e poiché tutte le piante della varietà sono geneticamente identiche, si diffondono molto rapidamente. La generazione successiva sarà in gran parte costituita dai nuovi tipi capaci di attaccare l’ospite. Se la varietà ospite non cambia, avremo un’epidemia ed estese perdite di raccolto.

Questo è quello che è successo con la diffusione di erbe infestanti del cotone transgenico resistenti al Roundup in alcune zone della Georgia, negli Stati Uniti d’America, dove, nel 2012, il 92% dei coltivatori di cotone GM hanno dovuto diserbare a mano il 54% dell’intero raccolto (6). Altri casi di evoluzione di resistenza sono stati documentati negli insetti (13, 14).

Quando noi prendiamo antibiotici, per i batteri diventiamo degli OGM

Quanto detto sopra accade anche negli esseri umani, quando i batteri sviluppano resistenza agli antibiotici: ogni anno negli Stati Uniti, almeno 2 milioni di persone si ammalano a causa di batteri che sono diventati resistenti agli antibiotici, e almeno 23.000 persone muoiono ogni anno come risultato diretto di queste infezioni. Molte più persone muoiono per altre cause che sono state però complicate da un’infezione di batteri resistenti agli antibiotici (15). Un altro esempio è, nel caso della malaria, la comparsa di zanzare resistenti agli insetticidi, comparsa che è aumentata esponenzialmente negli ultimi dieci anni (16).

Qualsiasi meccanismo di protezione contro un parassita delle colture, sia essa genetica o chimica, può essere descritto come instabile o stabile (17).

Gli OGM appartengono alla stessa categoria di soluzioni instabili al problema della protezione contro i parassiti ed è per questo che, nella migliore delle ipotesi, forniscono soltanto una soluzione temporanea, che a sua volta, come descritto sopra, crea un nuovo problema (una razza resistente del parassita), che richiede una soluzione diversa (un nuovo OGM). Pertanto, l’introduzione di OGM in agricoltura avvia una reazione a catena che beneficia solo l’azienda produttrice di OGM. Questo è spesso accompagnato da un monopolio del mercato delle sementi, come nel caso del mais e della soia GM negli USA (5), che lascia poca o nessuna scelta agli agricoltori su quali semi seminare. Negli ultimi anni vi è stato un progressivo consolidamento del mercato mondiale del seme, un mercato che vale miliardi di dollari e che è in larga misura controllato da grandi corporazioni – le tre maggiori corporazioni controllano il 53% del mercato mondiale del seme, e le 10 più grandi il 76% (18). Tra queste corporazioni vi sono anche quelle che producono gli OGM, il cui seme, grazie all’oligopolio di chi le produce, é spesso il solo disponibile sul mercato. Questo fa sorgere molti dubbi su fatto che la diffusione degli OGM tra gli agricoltori di molti paesi sia un problema di scelta piuttosto che un successo di una innovazione tecnologica.

 Bibliografia (molti sono disponibili in http://www.miscugli.it/#!/OGM)

  1. Luis Herrera-Estrella, L., Depicker, A., Van Montagu, M., Schell, J., 1983. Expression of chimaeric genes transferred into plant cells using a Ti-plasmid-derived vector. Nature 303: 209–213.
  2. Editorial, 2013a. Tarnished Promise. Nature 497: 21.
  3. Editorial, 2013b. GM crops: a story in numbers. Nature 497: 22.
  4. Doug Gurian-Sherman, D., 2009. Failure to yield. Evaluating the Performance of Genetically Engineered Crops. UCS Publications. Two Brattle Square, Cambridge, MA 02238-9105, pp 44.
  5. Xu, Z., Hennessy, D.A., Sardana, K., Moschini, G., 2013. The Realized Yield Effect of Genetically Engineered Crops: U.S. Maize and Soybean. Crop Science 53: 735–745.
  6. Fisher, M, 2012. Many Little Hammers: Fighting Weed Resistance with Diversified Management. CSA News, September 2012: 4-10.
  7. Gassmann, A.J., Petzold-Maxwell. J.L., Keweshan, R.S., Dunbar, M.W., 2011. Field-Evolved Resistance to Bt Maize by Western Corn Rootworm. PLoS ONE 6(7): e22629. doi:10.1371/journal.pone.0022629.
  8. Lu, Y., Wu, K., Jiang, Y., Xia, B., Li, P., Feng, H., Wyckhuys, K.A.G., Guo, Y., 2013. Mirid Bug Outbreaks in Multiple Crops Correlated with Wide-Scale Adoption of Bt Cotton in China. Science 328: 1151 – 1154
  9. Buiatti, M., Christou, P., Pastore, G., 2013. The application of GMOs in agriculture and in food production for a better nutrition: two different scientific points of view. Genes Nutrition 8: 255-270
  10. Séralini, G.-E., Clair, E., Mesnage, R., Gress, S., Defarge, N., Malatesta. , Hennequin, D., Spiroux de Vendômois, J. 2012. Long term toxicity of a Roundup herbicide and a Roundup-tolerant genetically modified maize. Food Chemistry and Toxicology 50: 4221–4231.
  11. Shaw, R.G., Shaw, F.H., 2014. Quantitative genetic study of the adaptive process. Heredity, 112: 13–20
  12. Georghiou, G.P., 1972. The Evolution of Resistance to Pesticides. Annual Review of Ecology and Systematics, 3: 133-168
  13. Stern, V.M., and Reynolds H.T, 1958. Resistance of the spotted alfalfa aphid to certain organo-phosphorus insecticides in Southern California. Journal of Economic Entomology 51: 312-316

da: Ceccarelli, S., 2014 GMO, Organic Agriculture and Breeding for Sustainability. Sustainability, 6: 4273 – 4286. (open access) http://www.mdpi.com/2071-1050/6/7/4273

 

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