Pane nato dalle antiche miniere – I semi di una Sardegna nuova

A fine maggio è promessa una gita: signori e signore sono invitati a Maisanas, San Giovanni Suergiu e Calasetta, nella ridente regione del Sulcis Iglesiente. Ospiti con prenotazione e turisti per caso, agronomi con diploma o semplici amanti della natura, tutti potranno vedere, toccare e annusare il profumo dolce del grano tenero seminato in autunno. Un grano nuovo ottenuto con un miscuglio di 17 varietà, alcune antiche e altre messe a punto di recente. Grazie a questa biodiversità naturale, il cereale ottenuto sarà più resistente ai luoghi e ai capricci del tempo.
Nel Sulcis, Sardegna sud occidentale, il clima è mediterraneo, con estati calde e inverni piovosi. Il vento, quando soffia, è quello forte di maestrale. In maggio si valuterà anche la resa dei campi di malto e d’orzo, quello per uso zootecnico e quello nudo e croccante che serve a nutrire noi e i nostri figli. Sarà una sorta di festa della primavera, e dunque destinata all’osservazione, i frutti saranno colti e gustati a fine estate, con una giornata dedicata alla preparazione del pane. “Allora ci sarà tempo per capire e approfondire l’importanza del nostro lavoro” spiega Maria Teresa Piras, tra le socie fondatrici nel 1999, del Centro Sperimentazione di Autosviluppo. Un progetto che contempla il “miglioramento genetico partecipativo ed evolutivo” del Sulcis-Iglesiente, paradiso terrestre deturpato dalla furia mineraria del carbone, con uno sfruttamento, dal ventre alla superficie, durato fino al 1971, anno delle chiusura definitiva di miniere e imprese. Proprio nel Sulcis si sta valorizzando il Cammino Minerario Santa Barbara che si sviluppa per circa 250 chilometri lungo gli antichi percorsi minerari che attraversano i luoghi di culto e le chiese dedicate alla Santa Patrona dei minatori.

Orizzonti - Corriere della Sera

«Il modello economico basato sulla crescita infinita e sull’impoverimento delle risorse ci ha portato a una progressiva distruzione dell’ecosistema e alla precarietà della stessa esistenza» continua Piras. «Se vogliamo sopravvivere come specie», si accalora, «e non mi rivolgo soltanto alla mia Sardegna, dobbiamo velocemente cambiare a partire dall’etica della cura e della responsabilità. Bisogna dire basta a un’economia che uccide: quella delle basi militari, dell’agricoltura chimica e delle corporazioni petrolchimiche». «La riabilitazione delle colture con i miscugli di semi è un progetto iniziato nel 2014, con la guida del genetista Salvatore Ceccarelli e il supporto degli esperti e dei tecnici delle Agenzie Regionali Agris e Laore e della Rete Nazionale Semi Rurali», interviene Laura Serra, altra socia del Centro, dopo averci chiarito che il Csa, attraverso la costola del progetto Domus Amigas, si occupa anche di forme alternative di economia, di partecipazione, dei beni comuni e di di- fesa del territorio, per esempio, il recupero delle varietà arboree della Sardegna, attraverso gli innesti di cultivar che sino agli anni Cinquanta costituivano il patrimonio fruttifero selezionato dai vecchi contadini sardi. Tra i miscugli di orzo, uno è stato costituito da Salvatore Ceccarelli nel 2008 in Siria con 1600 varietà provenienti da tutto il mondo e da cinque anni è coltivato con successo in Molise.
Sostiene Ceccarelli che i cinque problemi globali che riguardano la salute del pianeta, il declino della biodiversità e della agro-biodiversità, il cambiamento climatico, la fame e la malnutrizione, sono collega- ti fra loro e «il seme è centrale a tutti e cinque i problemi. E poiché la maggior parte del nostro cibo proviene da semi, perché anche quando si mangia carne, indirettamente mangiamo piante, e il cibo influenza la nostra salute, parlare di semi significa parlare della nostra salute».

mescolate-contadini-mescolate

I semi del futuro, riportare i semi nelle mani di chi li coltiva: parole semplici, un po’ più complicato è capire i concetti. Con spirito darwiniano, nel suo vademecum Mescolate contadini, mescolate (ed. Pentàgora) il genetista paragona i miscugli di semi a popolazioni in continua evoluzione per adattarsi sempre meglio alle condizioni specifiche di clima, terreno e tecniche agronomi- che in cui sono coltivati.
«Le popolazioni evolutive possono essere considerate come una vera e propria banca del germoplasma vivente e in evoluzione nelle mani dei contadini… questo consente loro di selezionare le proprie varietà e di riappropriarsi del controllo dei semi…». In Sardegna si sta passando dalla teoria alla pratica. E pare che la fabbrica dei «semi del futuro» stia dando buoni frutti.

Articolo a firma Melisia Garzonio sull’inserto del Corriere della Sera Orizzonti del 1/1/2017

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s