Ammalarsi di cibo (da ‘Il Pagliaio”)

Nutrizione e malattie

Il modo in cui alleviamo il bestiame per la produzione di carne e il modo in cui pratichiamo l’agricoltura, insieme all’industria alimentare che trasforma e trasporta i prodotti fino a dove sono consumati, non solo non mettono a disposizione della società cibo nutriente e sano ma allo stesso tempo stanno avendo impatti negativi sull’ambiente e sulle persone più vulnerabili.

I sistemi alimentari sono attualmente la causa del 60% della perdita di biodiversità terrestre, del 24% di emissioni di gas serra, del 33% del degrado del suolo e del 61% della diminuzione degli stocks commerciali di pesce [1].

La diminuita diversità delle colture e la conseguente omogeneizzazione delle fonti di cibo in tutto il mondo sta riducendo da un lato la capacità di far fronte ai cambiamenti climatici e dall’altra sta riducendo le nostre difese immunitarie [2] minando così la salute umana in tutto il mondo.

Secondo il rapporto sulla nutrizione a livello globale [3] la malnutrizione e la dieta sono di gran lunga i maggiori fattori di rischio per le malattie al livello globale.

Attualmente circa 800 milioni di persone al mondo soffrono la fame, due miliardi sono malnutrite e altri due miliardi circa sono in sovrappeso od obesi. Le persone che soffrono di diabete sono talmente tante che se vivessero nello stesso paese, quel paese sarebbe il terzo paese più popoloso al mondo dopo Cina ed India: il numero di persone affette da diabete è quadruplicato tra il 1980 e il 2014 [4] e nel solo 2012 il diabete ha causato un milione e mezzo di morti [5].

Ammalaesi di cibo

Cibo sano e costoso o a basso costo ma dannoso alla salute?

Sembra che ormai bisogna rassegnarsi ad una scelta tra queste due opzioni che riflettono il dilemma tra mangiare o nutrirsi.

In un tentativo di uscire da questo dilemma, oggi si comincia a parlare di cibi intelligenti che sono quelli che fanno bene al consumatore, al pianeta e al contadino. Fanno bene al consumatore perché sono ricchi di antiossidanti, proteine, vitamine e micronutrienti come ferro, calcio e zinco, sono altamente digeribili, non contengono glutine e prevengono il cancro, il diabete e le malattie cardiovascolari; fanno bene al pianeta perché resistono meglio di altre alle alte temperature e alla siccità e quindi sono capaci di adattarsi al cambiamento climatico, hanno bisogno di meno acqua; fanno bene ai contadini perché aumentando la biodiversità coltivata aumentano la resilienza dell’azienda, sono facili da coltivare e possono aprire nuovi mercati. Esempi di cibi intelligenti sono quelli che derivano dalle leguminose e da cereali come il sorgo e il miglio, comuni in Asia e Africa.

Cibi Intelligenti

Cosa ha fatto e cosa fa il miglioramento genetico?

Il miglioramento genetico è quella scienza che produce nuove varietà che poi daranno il cibo che finisce sulla nostra tavola. Per millenni è stato fatto dai contadini e solo negli ultimi cento anni e poco più è stato fatto dai ricercatori nei centri di ricerca in modo da:

  1. Produrre varietà geneticamente uniformi sia nelle specie che si autofecondano (come riso grano e orzo) che in quelle che si incrociano (come il mais), in queste ultime attraverso l’uso degli ibridi;
  2. Migliorare soprattutto la quantità con il risultato che a soffrirne è stata la qualità: infatti, globalmente, le colture contengono meno proteine (-4%), meno ferro (-19%) e meno zinco (-5%) [6];

Entrambi questi sviluppi del miglioramento genetico moderno, uniti da una parte ad una crescente concentrazione del mercato sementiero e di quello dei pesticidi nelle mani di poche grandi corporazioni, e dall’altra ad una simile concentrazione in poche mani dell’industria alimentare, hanno avuto ed hanno effetti negativi sulla nostra salute. La crescente uniformità di ciò che si coltiva, comporta inevitabilmente una crescente uniformità di ciò che mangiamo e questo è stato messo in relazione con una diminuzione delle nostre difese immunitarie e al conseguente aumento di tutta una serie di malattie tra cui i tumori [7]. Inoltre, poiché le varietà moderne, particolarmente i cereali, sono in genere meno nutrienti, dobbiamo mangiarne di più per soddisfare i fabbisogni giornalieri contribuendo all’aumento, ormai endemico, dell’obesità.

Quando i contadini hanno il seme, hanno anche la soluzione [8]

Poiché il cibo deriva dai semi, è nel modo in cui i semi vengono prodotti e messi a disposizione dei contadini che bisogna cercare la soluzione ai problemi dell’ambiente incluso il cambiamento climatico, e della salute nostra e delle generazioni future. Una soluzione è di modificare il modo in cui si selezionano nuove varietà riportando il processo nei campi dei contadini e rendendo i contadini partecipi del processo stesso in un modello noto come miglioramento genetico partecipativo [9]. Questo modello di miglioramento genetico ha diversi vantaggi come l’aumento di agro biodiversità la riduzione di input chimici perché adatta le colture all’ambiente anziché modificare l’ambiente, un rapporto benefici/costi più alto e infine il riconoscimento del ruolo centrale dei contadini che nel miglioramento convenzionale è invece ricoperto dai ricercatori.

Tuttavia, la debolezza del miglioramento genetico partecipativo è proprio la partecipazione delle istituzioni sulla quale non si può sempre contare in modo duraturo.

Mescolate contadini, mescolate

I contadini hanno sempre mescolato: per migliaia di anni si sono procurati il seme raccogliendolo sulle piante più belle del proprio campo e conservandolo fino al momento della semina. Quindi le piante dell’anno successivo non erano uniformi perché discendevano da piante diverse. Questo veniva fatto da tutti i contadini che oltre a selezionare nel proprio campo, si scambiavano anche i semi perché la biodiversità ha fatto sempre parte del “sapere contadino”. In questo modo i contadini hanno gradualmente selezionato quelle che noi chiamiamo con un termine non molto bello “varietà antiche” o “vecchie varietà” mentre forse sarebbe meglio chiamarle “varietà tradizionali”. La corsa verso l’uniformità, caratteristica tipica delle “varietà nuove” o “moderne”, ha portato, nel migliore dei casi all’accantonamento di quelle tradizionali e nel peggiore alla loro scomparsa.

Il ritorno a coltivare diversità, meglio che con il miglioramento genetico partecipativo, si può realizzare con quello evolutivo che consiste nel mescolare semi di diverse varietà (da poche a moltissime) e lasciar evolvere questi miscugli naturalmente e utilizzarli come coltura oppure utilizzarli per fare la selezione delle piante migliori. Questi miscugli, grazie alla loro diversità, sono in grado di far fronte non solo ai cambiamenti climatici di lungo periodo, ma anche alle variazioni climatiche da un anno all’altro, controllano molto meglio infestanti, malattie ed insetti, riducendo notevolmente i costi di produzione, ma soprattutto non sono brevettabili. Infatti, grazie agli incroci naturali che avvengono sempre al loro interno, i miscugli evolvono continuamente (per questo è preferibile chiamarli “popolazioni evolutive”). Grazie a questa loro caratteristica, i contadini non solo si riappropriano del controllo dei semi, ma hanno a disposizione una vera e propria banca di germoplasma vivente, dalla quale, laddove necessario per esigenze di mercato o altre, possono selezionare, nuove varietà. Si ritorna così alla selezione per l’adattamento specifico, riportando diversità nei campi e dai campi sulle tavole e riportando il controllo dei semi nelle mani degli agricoltori.

Pane da miscugli

Nella foto: Pane da miscugli

Esperienze in Italia ed Iran con un miscuglio di oltre 2000 tipi diversi di frumento tenero, e con uno di circa 1600 tipi diversi orzo hanno indicato che il pane fatto con la farina di miscuglio di frumento tenero è tollerato da persone che soffrono di glicemia e di intolleranza al glutine, mentre in Iran, pecore alimentate con il miscuglio di orzo hanno prodotto latte di migliore qualità. Questi risultati, che stanno ricevendo continue conferme, indicano che oltre a tutti i benefici di cui si è già parlato, la coltivazione dei miscugli tal quali può rappresentare il modo ideale per coniugare la sicurezza alimentare con la sicurezza del cibo.

Letture consigliate

[1]  UNEP (2016) Food Systems and Natural Resources. A Report of the Working Group on Food Systems of the International Resource Panel. Westhoek, H, Ingram J., Van Berkum, S., Özay, L., and Hajer M.

[2]  von Hertzen S. et al. (2011) Natural immunity: Biodiversity loss and inflammatory diseases are two global megatrends that might be related. EMBO Rep. 12, 1089–1093.

[3]  International Food Policy Research Institute. (2016) Global Nutrition Report 2016: From Promise to Impact: Ending Malnutrition by 2030. Washington, DC.

[4]  Krug EG, (2016) Trends in diabetes: sounding the alarm. The Lancet 387 (10027): 1485–1486

[5]  WHO. Fact Sheet no 310:the top ten causes of death, updated May 2014. Geneva. World Health Organization, 2015

[6]  DeFries R, Fanzo J, Remans R, et al. (2015) Metrics for land-scarce agriculture. Science 349 (6245): 238-240

[7]  Khamsi R, (2015) A gut feeling about immunity. Nature Medicine 21, 674–676

[8]  Gilbert N, (2016) Frugal Farming. Nature 533:308-310

[9]  Ceccarelli S, Guimaraes EP, Weltzien E (Eds.) (2009) Plant Breeding and Farmer Participation, FAO, Rome, pp 671.

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