Patrizio Mazzucchelli e le Popolazioni di Grano Saraceno

COSA PUO VENIR FUORI DA UN INCONTRO OCCASIONALE

Oggi sono molto contento di riportarvi il dialogo a distanza che è avvenuto in questo mese d’agosto con il mio amico Patrizio Mazzucchelli, titolare di Raetia Biodiversità Alpine insieme a Greta Roganti e seed savers di Pro Specie Rara.  In Valtellina tra le molte attività si è occupato di riscoprire e preservare antiche varietà sia di cereali che di grano saraceno. Dopo esserci incontrati qualche anno fa Patrizio ha iniziato a coltivare una popolazione di grano saraceno e oggi finalmente abbiamo modo di parlarne un po’.  Ecco quello che siamo detti.

Patrizio potresti brevemente raccontarci l’attuale situazione del grano saraceno a Teglio?
Teglio è un comune che si sviluppa partendo dalle cime delle Alpi Retiche (sponda soliva) arriva nel fondo valle e risale sino alle cime delle Alpi Orobie. Sino a 40/50 anni fa la coltivazione dei cereali alpini tradizionali era praticata su entrambe le sponde
e comprendeva Segale, Orzo, Grano Saraceno, Miglio, Panico e ultimo arrivato il Mais.
Alla fine degli anni ’90 a Teglio erano rimaste non più di 4/5 Famiglie che coltivavano Grano Saraceno ed una unica famiglia che coltivava Segale, l’area complessiva era di ca. 7.000 mq.

In quegli anni facevo parte del Consiglio di Gestione della Biblioteca Comunale e insieme al Centro Tellino di Cultura abbiamo intrapreso una serie di incontri per rilanciare la coltivazione almeno di Grano Saraceno e Segale. Alcune famiglie che avevano le 
sementi autoctone si sono impegnate a fornire almeno 5kg di seme. Il Comune, con una delibera del 1988, si è impegnato a finanziare queste coltivazioni con un contributo di €150,00 per pertica valtellinese (mq.688).
Nei primi anni 2000 siamo riusciti a coinvolgere alcune persone, giovani e meno giovani, che hanno cominciato a riprendere queste coltivazioni, arrivando nel 2010 a circa 10 ettari.
Purtroppo nel 2011 alcuni giovani hanno cominciato a seminare Grano Saraceno di importazione (qui abbiamo Mulino Tudori e Mulino Filippini che sono forse i più grandi importatori di Grano Saraceno estero) adducendo come motivo di tale scelta la presenza nel nostro Grano Saraceno autoctono del Grano Saraceno siberiano (Fagopyrum Tataricum) qui chiamato “zibaria”, “ziberia”. Queste varietà di importazione, avendo una granella più grossa, hanno indotto a pensare ad una resa maggiore in farina, tesi smentita nel 2012 quando, andando a macinare dallo stesso mugnaio, abbiamo avuto conferma che la resa da 1 quintale di granella straniera è esattamente la stessa, 70/72 kg., che si ottiene dalla nostra tradizionale.

Sta di fatto che da allora ho cercato e trovato piccoli terreni e amici fuori da Teglio che in zone neutre, mi hanno dato e mi danno una mano a conservare le varietà antiche come Jonatan Fendoni e Marco Paganoni di Pro Patrimonio Montano che sta mantenendo la Varietà A nel comune di Albosaggia.

Nel 2014 sono stato contattato da un gruppo di giovani che volevano riprendere la coltivazione sulla sponda orobica ed erano determinati a coltivare il Grano Saraceno autoctono. Ad alcuni ho fornito l’ecotipo della Famiglia Motalli,  ad altri ho dato i contatti della Famiglia Motalli e fornito della Segale e dell’Orzo che coltivavo sulla sponda orobica. Loro adesso stanno conservando il Grano Saraceno esente da Fagopyrum Tataricum e spero che, con l’intervento dell’Amm.ne Comunale, nel prossimo futuro si possa convincere i giovani della sponda retica a riprendere esclusivamente la coltivazione di ecotipi locali.

Per quanto riguarda le mie coltivazioni qui a Teglio coltivo le mie varietà di Grano Saraceno mescolate tra Nustran e Curunin che trasformo totalmente in farina. Nei campi ai Carecc, 950m.s.l.m., ca. mq.6.000, mantengo un po’ di semente per l’anno successivo.
Ai Carecc coltivo anche un campo di mq 1.000 di Fagopyrum Tataricum, che essendo autogamo non è a rischio di ibridazione.

Intanto le Famiglie che hanno le varietà antiche si sono ritrovate con il loro grano saraceno contaminato da quello nero grosso che chiamano “Polacco” per via che i Mulini importatori lo fanno arrivare per la maggior parte dalla Polonia e Lituania.

Perché hai deciso di fare una popolazione?

Ho deciso di fare una popolazione poiché alcune persone anni fa mi dicevano che c’è il rischio di indebolimento genetico, altre che il grano saraceno di Teglio oramai non esisteva più. Queste affermazioni si scontravano con parenti e amici che coltivavano e coltivano le varietà autoctone.
Certo che sin da ragazzo non ho mai visto il grano saraceno omogeneo di un solo colore posso pensare che forse sia stato sempre una popolazione.

Quant’è la superficie che è stata seminata con la popolazione?
Nel 2016 Raetia Biodiversità Alpine ha iniziato la coltivazione sperimentale di una popolazione di Grano Saraceno Autoctono di Teglio seminando su un campo di ca.400 mq. sito in località̀ “Le Colture” a mt.850 s.l.m.
Nel 2017 abbiamo ripetuto la coltivazione in un campo di mq.1000 nella località̀ detta “Carecc” a mt.950 s.l.m., con una resa di kg.100.
Nel 2018 abbiamo seminato 2 campi in località̀ “Le Colture” a mt.850 s.l.m., 1 campo di mq.700 e un campo di mq.1200 ca. per un totale di 1900 mq.

Quante varietà compongono la popolazione?
Abbiamo mescolato 5 varietà autoctone, ecotipi territoriali di Teglio provenienti da famiglie che non hanno mai smesso di coltivarle.

Quali varietà stai utilizzando?
La Varietà “Nustran di Teglio”, la più antica che si pensa presente almeno dal 1600 e proveniente da:

  • Famiglia Motalli Valentino
  • Famiglia Moschetti – Arrondini
  • Famiglia Moschetti – Reghenzani

La Varietà “Curunin” detto anche “Frances” o “Furest”, presente dalla fine 1800/inizio 1900 e proveniente da:

  • Famiglia Maestroni – Cordedda, ecotipo grosso
  • Famiglia Mazzucchelli – Roganti, ecotipo piccolo detto “Minuto” simile al RS6

Quando te le hanno date?
Vent’anni fa, alla fine degli anni 90, tra il 1996 e il 97.

Le hai ritirate personalmente dalle famiglie?
Le ho richieste e me le hanno donate loro, sempre con questo spirito che era lo spirito di una volta: “Ti do cinque chili di grano, quando lo raccogli me lo ridai indietro”. Le ho ritirate dalle famiglie che tradizionalmente non hanno mai smesso di coltivare grano saraceno, il loro grano autoctono, quello che avevano in famiglia e non avevano mai smesso di coltivare.

Le varietà risultano essere tutte uguali tra di loro?
C’è questa particolarità che andrebbe approfondita in modo scientifico, il nostrano, il Nustran in dialetto, non si è mai ibridato con quello che viene chiamato Furest, Frances o Corunin che è quello che è arrivato a fine ottocento inizio ‘900 che è grigio. Quello coltivato a San Rocco, frazione di Teglio, è differente da quello coltivato a Teglio. Tali differenze non sappiamo da dove provengono e soprattutto non capiamo il perché questo avvenga.

Quant’è la resa del grano saraceno?
Il grano saraceno rende ca. 9 quintali ad ettaro.

Come è cominciato il tutto?
Tutto è cominciato quando ti ho conosciuto a quell’incontro al Crea di Bergamo tre anni fa, e ti ho chiesto indicazioni su come ottenere un miglioramento genetico. le popolazioni sono frutto delle indicazioni che mi diedi allora. Mi consigliasti di utilizzare le varietà autoctone, locali, mischiandole tra di loro e così ho fatto in queste tre annate.

Hai riscontrato qualche cambiamento qualitativo nelle varietà?
Si. Ho notato alcuni cambiamenti morfologici soprattutto nel Grano Saraceno “Curunin” che da grigio è diventato a macchie di leopardo. Per ora non ho riscontrato cambiamenti nella pianta. Alcune hanno fiori bianchi, altre rosa chiaro e altre rosa intenso, proprio come accade tradizionalmente negli ecotipi locali delle famiglie, che distinguevano tra loro il grano in base al colore del fiore.

Hai avuto un incremento quantitativo con la popolazione?
No. Ho ottenuto gli stessi risultati come se li avessi seminati separati. Il risultato quantitativo e il peso che ho ottenuto nei 2000 m che ho seminato è esattamente lo stesso. In maniera più “scientifica” quest’anno conteremo quanti semi sono stati prodotti per varietà riconoscibile nella popolazione e li confronteremo con i dati dello studio fatto con Università della Montagna dove furono contati i semi per pianta di Fagopyrum Esculentum.

Hai notato se la produzione della popolazione da un anno all’altro varia meno che i tipi non mescolati?
No, conto di farlo quest’anno.

Quando i vicini o altre persone vedono il campo della popolazione, si accorgono che è diverso dagli altri?
Fino ad ora non ho raccolto nessun commento. Quest’anno che ho messo i cartelli sui 2 campi può darsi che raccolga pareri e commenti.

I campi tra di loro quanto sono distanti?
Circa 800 m.

Quindi non si possono influenzare tra di loro?
Anche se la distanza fosse sufficiente i miei campi non sono isolati visto la situazione del Grano Saraceno a Teglio che ti ho appena descritto. Un miscuglio lo sta coltivando Orto Tellinum di Jonatan Fendoni sulla sponda orobica in zona isolata a debita distanza dalla varietà della Fam.Motalli.

Hai fatto la popolazione il primo anno e poi utilizzato i semi che hai prodotto?
Proprio così. Non ho fatto altro che mischiare gli ecotipi tradizionali, che in tutti questi avevo coltivato separati tra di loro per mantenerli in purezza, e seminarli.

Dunque sono due anni che stai riseminando la popolazione?
Si questo è il secondo anno di risemina.

I luoghi dove stai seminando sono ad altitudini differenti?
Differenti in modo relativo. Siamo a 850 m nei campi che hai appena visto e ai Carecc siamo 900 e qualcosa.

Ai contadini che coltivano altre popolazioni, per esempio quelli di frumento, viene spesso chiesto se hanno problemi con la raccolta a causa dei tempi di maturazione diversa all’interno del miscuglio. Tu ne hai di questi problemi?
Non ho problemi se non quello solito e cioè che non essendo una graminacea il grano saraceno non matura tutto in pianta. Pratichiamo la mietitura dopo ca. 90 gg quando abbiamo ca il 70% dei semi maturi per cui quando raccogliamo abbiamo ancora semi non sono maturi e a volte persino alcuni fiori sulla parte bassa dello stelo.

Stai seguendo la rotazione classica?
Come sequenza si, ma come periodi assolutamente no. Il ciclo colturale storicamente adottato in Valtellina prevede di seminare prima la segale che è vernina, o l’orzo o il frumento che sono primaverili e dopo averli raccolti si semina il grano saraceno. La raccolta della segale, dell’orzo e frumento normalmente doveva essere fatta entro il 15 luglio, ma negli ultimi 4 anni sentiamo il peso del cambiamento climatico e questi arrivano a maturazione verso la fine di luglio per cui stiamo ritardando la semina del grano saraceno. Quest’anno abbiamo deciso di tenere questi due campetti a mt.850 s.l.m. “alle Colture” incolti per poter seminare il grano saraceno e mandarlo a fiore prima che gli agricoltori intorno seminassero quello di importazione, proprio per evitare l’ibridazione. Per cui ho seminato il grano saraceno non quando lo semino solitamente a luglio, ma ai primi di giugno e così ho il fiore adesso. Il grano saraceno da consumo l’ho seminato a 900mt.s.l.m. “ai Carec” e adesso che siamo nelle prime settimane di agosto, sta ancora crescendo.

Che cosa prevedi per il futuro?
Tutto il lavoro fatto è proiettato nel futuro. Noi possiamo dare l’esempio ma sono i giovani che incuriositi possono portare avanti quanto abbiamo fatto. Noi dobbiamo seminare, preservando il buon seme, ma saranno i nostri giovani che devono raccogliere!!!

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