Un Orto a Milano

Mentre dei miei amici mi chiedevano di dirmi che cosa avrei fatto con circa due ettari di terra all’interno delle “mura” di Milano sono stato taggato su Facebook con questi due posts.

Il primo a proposito della mia gita a Torino per Terra Madre

 

Yoko Moriyama: Ho fatto un tipo di raviolo cinese 🥟 con la farina integrale di miscuglio di tanta varietà di grani da Anna alla Corte di Carolina♡

Salvatore Ceccarelli : Si tratta di un miscuglio venuto da Aleppo

 

Credo che Milano sia una grande opportunità per tutti come vetrina delle varie esperienze che stanno circolando attorno ai miscugli sia a livello italiano che internazionale.

Ma, come queste foto dimostrano, non bisogna fermarsi alla raccolta ma arrivare fino alla trasformazione per fare assaggiare e verificare sul campo alle persone che la biodiversità agisce in modo benefico sulla nostra salute come ho raccontato in Morire di Fame o Morire Mangiando 

Se nel nostro intestino c’è qualcosa che pesa di più del nostro cervello e sembra che contribuisca al nostro benessere fisico inibendo malattie a base infiammatoria contrastando così la diminuzione delle nostre difese immunitarie qualche ragione ci deve pur essere. Se la qualità di quel complesso di batteri, virus, funghi, lieviti e protozoi, chiamato microbiota, sembra essere legata a cosa mangiamo e nello specifico risulti essere migliore tanto più la nostra dieta è variegata, credo che ogni occasione per creare biodiversità, come questa di Milano, non vada persa.

Mi intriga fortemente l’idea che i cittadini possano interagire nella produzione del loro cibo arrivando a raccoglierlo loro stessi. Sapere che il cambiamento della dieta, anche solo per 24 ore, migliora la composizione del microbiota, mi stimola ancora di più a pensare ad un luogo dove ci siano tutte le componenti per preparare tutti piatti che riempiranno, almeno per una giornata straordinaria, la vita di ciascuno di noi.

Detto questo andando sul pratico, considerando le dimensioni della terra e di tutte le altre risorse a disposizione credo che la cosa migliore sia di agire in due direzioni. La prima è di avere della produzione vera e propria di cereali che opportunamente trasformati possano finire sulla tavola. La seconda è di trasferire tutta la mia conoscenza per fare in modo che l’esperienza possa essere capita e quindi trasferita su scala più vasta.

In dettaglio gli appezzamenti di terreno che vorrei “adottare” dovrebbero permettere

  • di vedere l’evoluzione dei frumenti in Italia negli ultimi 100 anni (Andrea Cenacchi potrebbe dare i semi)
  • di vedere la differenza tra varietà uniformi e varietà eterogenee
  • di vedere la diversità nei fagioli italiani (è una delle specie in cui si trovano molto spesso specie importate) utilizzando le varietà di Coltivare Condividendo
  • diversità nel pomodoro
  • un mini esperimento che consenta di far vedere che cosa è il miglioramento genetico partecipativo usando le parcelle delle evoluzioni delle varietà dei frumenti
  • la differenza tra due popolazioni solibam di frumento per far vedere l’evoluzione

A me non dispiacerebbe l’idea di parcelloni di frumento tenero (Uno di miscuglio, uno di un frumento antico – potrebbe essere il Terminillo e uno di un moderno per esempio il Bologna) con cui fare il pane associando la pianta (con visite frequenti) al prodotto finale. 1000 metri quadri per ciascuno potrebbero bastare poi ci si concentra su quello che i cittadini preferiscono finendo cosi con il mangiare quello loro hanno consigliato di coltivare.

A proposito le foto vengono dall’evento Chiamata a Raccolto del 2015 che Coltivare Condividendo organizza anche quest’anno.

Quando sono stato a Terra Madre, durante Bread for Change, abbiamo perlato molto di pane. Sentite che cosa ci siamo detti.

 

 

 

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